Tutti coloro che praticano Yoga in qualche modo cercano pace e spesso risposte.

Per anni durante le lezioni il mio sguardo ha vagato in giro per la shala, osservavo gli altri yogis e da lì il passo al paragone con chi mi circondava era breve. Non me ne rammarico perchè so che questo fa parte dell’esperienza di chi inizia a praticare e non lo giudico oggi quando lo noto mentre insegno. Anzi, divento consapevole del fatto che per quelli yogis avverrà un salto importante. Solitamente durante la pratica vengono offerti strumenti tanto semplici quanto potenti volti a riportare l’attenzione verso ciò che accade per noi, come per esempio l’ascolto del nostro respiro ed il “drishti” ovvero lo sguardo rivolto verso un punto preciso. Quando si è pronti ad ascoltarsi, questi input vengono accolti. In secondo luogo viene portata attenzione all’allineamento delle posture. Questo ci fa letteralmente “scendere” nel nostro corpo fisico. Una volta stabili e ben radicati nella nostra casa/tempio è possibile iniziare il viaggio verso un ascolto più sottile ed è qui che farci condurre da una guida esperta e con cui ci troviamo in sintonia può fare la differenza nella nostra esperienza.  Quando si acquisisce una certa padronanza delle posture, movimento e respiro possono essere sincronizzati, l’uno fortifica e supporta l’altro e viceversa, è come se corpo e respiro danzassero insieme. Immaginiamoli in un tango appassionato dove a tratti il respiro guida il corpo e a tratti il corpo facilita e libera il passo al respiro. A questo punto è come se si penetrasse verso starti più profondi del nostro essere; ma non senza incontrare ostacoli. Ebbene sì, perchè nella cabina di comando c’è sempre quella simpatica e cocciuta scimmietta che vorrebbe riportarci al punto di partenza. Ecco che emergono domande e dubbi del tipo:

Come sto praticando?” …”Adesso anch’io mi cimento in quella variante… ma come fa lei? lavora a “cirque du soleil”???… “Aspetta…ce la posso fare anch’io a trattenere il respiro ancora un pochino…inizio a vedere a pois ma se l’insegnante lo fa ce la posso fare anch’io!”

È rassicurante sapere che non siamo i soli ad attraversare queste fasi della pratica, oscillazioni che sono parte della nostra natura, passaggi per molti inevitabili. È dunque con umiltà ed un pò di autoironia che offro delle riflessioni di ciò che mi ha aiutato (e ad oggi mi ancora alla mia pratica ed al mio stato presente) per poter sorpassare queste onde e trovare acque tranquille in cui poter navigare.

  • Lasciate andare obbiettivi e l’idea che ci siamo fatti di come dovrebbe essere la nostra pratica.
  • Rimanete aperti a ciò che emerge. Una volta entrati nella shala vi invito a ritrovare un atteggiamento curioso  e a chiedervi “Cosa mi comunicherà il mio corpo oggi?” “Dove mi guiderà il mio respiro?
Insomma, da registi diveniamo spettatori, umili e curiosi. Ed infine il compito più arduo; portare ciò che abbiamo imparato nella vita di tutti i giorni e nel mondo.
Come una nota insegnante di Yoga professa:  “Off the mat, into the world!” Sean Corn